L'uomo-coniglio
di: Alessio Mannucci
Ricercatori britannici intendono chiedere l'autorizzazione per un esperimento che dovrebbe servire ad approfondire la conoscenza delle disfunzioni genetiche: creare in laboratorio un embrione uomo-coniglio, ottenuto da cellule umane e ovuli dell'animale. Una fusione trans-genetica che aiuterebbe la comprensione del complesso meccanismo che sta alla base di alcune malattie oggi incurabili.
Contro la proposta del professor Chris Shaw, neurologo al King's College di Londra, e del professor Ian Wilmut, il creatore della pecora clonata Dolly, si sono immediatamente scatenate le associazioni bioetiche che hanno definito “ripugnante” l'esperimento. L'embrione uomo-coniglio, argomentano gli scienziati, sarebbe indispensabile per ovviare al problema della cronica mancanza di ovuli umani. “La fertilità dei conigli è leggendaria - ha commentato il dottor Shaw - le uova di questi animali hanno molte più possibilità di generare cellule staminali”.
Producendo in laboratorio cellule staminali modificate affinché sviluppino quelle malattie di origine genetica che possono attaccare anche gli uomini, i ricercatori britannici si dicono sicuri di comprendere la dinamica molecolare che danneggia irreparabilmente le stesse cellule, e di riuscire ad individuare una cura adeguata.
La ricerca finora è stata sensibilmente rallentata dalla scarsità di ovuli “cavie” disponibili. Per ottenere il via libera da parte della i ricercatori dovranno dimostrare che la sperimentazione è indispensabile oltre che auspicabile; inoltre dovranno garantire che lo sviluppo dell'embrione non supererà le due settimane di vita, né tanto meno verrà impiantato in una donna (non sarà questo il vero programma ?).
Non è comunque la prima volta che la scienza ricorre all'utilizzo di ovuli di conigli per fini di laboratorio: già nel 2003 la dottoressa Huizhen Sheng della Scuola di Medicina di Shanghai aveva annunciato la creazione di cellule staminali prodotte seguendo il medesimo principio.
La fabbricazione di embrioni ibridi si basa sulla tecnica di fusione di cellule della pelle umana con ovuli di coniglio. Gli embrioni, che avranno una piccola percentuale di Dna animale, vengono quindi lasciati crescere in provetta per alcuni giorni prima di essere distrutti per ricavarne cellule staminali ed esaminare il difetto genetico che contengono. “Non supereranno mai le 200 cellule non avranno alcuna caratteristica umana”, ha enfatizzato Shaw.
In disaccordo Jospehine Quintavalle, dell'organizzazione Comment on Reproductive Ethics, che parla di “ripugnanza”: “La mia domanda è, cosa creeranno ?” semplicistico o volutamente ingannevole dire che stanno semplicemente creando cellule staminali. Per farlo, devono necessariamente arrivare alla fase in cui l'embrione è un blastocisti, devono creare un organismo vivente da cui trarre le nuove cellule. “Dev'essere per forza umano, per essere utile ai ricercatori".
http://www.ecplanet.com/canale/ricerca-8/Ricerca-50/embrioni-/20/22120/it/ecplanet.rxdf
ARTICOLI RIGUARDO LE NUOVE TECNOLOGIE DELLA RIPRODUZIONE UMANA
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domenica 10 febbraio 2008
martedì 5 febbraio 2008
LONDRA-UN EMBRIONE UMANO NATO DA TRE GENITORI
TECNOLOGIA & SCIENZA
L'annuncio di un'èquipe dell'Università di Newcastle: Dna da un uomo e due donne
La speranza è di ottenere cure efficaci per gravi malattie ereditarie
Londra, creato in laboratorio
embrione da tre genitori
di ALESSIA MANFREDI
UN EMBRIONE umano, nato da tre genitori. L'annuncio della sua creazione in laboratorio è stato dato da un'équipe britannica dell'Università di Newcastle, che spera in questo modo di ottenere cure efficaci per una serie di gravi malattie ereditarie.
L'embrione è stato ottenuto con la fecondazione in vitro, usando Dna da un uomo e due donne. L'idea è che si possa così evitare che le donne con difetti nel Dna mitocondriale - che possono portare a forme di epilessia, cecità, sordità, disturbi muscolari e dello sviluppo - passino la malattia ai figli.
I mitocondri, infatti, sono piccoli organi che forniscono energia alle cellule. Se per anomalie genetiche non funzionano correttamente, non riescono a consumare completamente cibo e ossigeno, creando pericolosi accumuli tossici responsabili di oltre 40 malattie, che portano disabilità e anche alla morte. Malattie che si potrebbero evitare se gli embrioni a rischio ricevessero un trapianto mitocondriale.
La tecnica, hanno spiegato gli scienziati ad un convegno medico a Londra, prevede la fecondazione in vitro di una cellula uovo e la rimozione successiva del nucleo. Il nucleo viene poi inserito nella cellula uovo di una donatrice, il cui Dna è stato rimosso. Il feto che ne risulta eredita il Dna nucleare da entrambi i genitori e quello mitocondriale da una terza persona.
La tecnica finora è stata sperimentata solo in laboratorio, usando 10 embrioni con gravi anomalie scartati per i trattamenti tradizionali di fecondazione; quelli creati sono stati distrutti dopo sei giorni.
"Esperimenti simili sono stati fatti anche in Italia" commenta il genetista Bruno Dalla Piccola "per ringiovanire, ad esempio, le cellule uovo di donne anziane, ma quello delle malattie mitocondriali è un campo complesso. La prova del nove sarebbe vedere se al momento della nascita si può dimostrare che i mitocondri sono effettivamente del terzo partner", conclude.
Gli scienziati di Newcastle hanno chiarito che un bambino che dovesse nascere usando questa tecnica avrebbe elementi genetici di tre diverse persone, ma che il Dna nucleare, che regola l'aspetto fisico e altre caratteristiche chiave, non verrebbe dalla cellula uovo del terzo donatore. Per verificarlo, i ricercatori hanno provato la tecnica sui topi e ottenuto una conferma.
La loro è una motivazione terapeutica: "In linea di principio siamo convinti di poter sviluppare questa tecnica e offrire una cura in un futuro prossimo per poter dare alle famiglie la speranza di non trasmettere ai figli la malattia", spiega alla Bbc il dottor Patrick Chinnery, membro dell'équipe. "Dal punto di vista teorico può funzionare" conferma il professor Dalla Piccola, che però avverte: "dal punto di vista pratico mi lascia maggiormente perplesso. Ogni estremizzazione rischia di diventare accanimento riproduttivo".
Senza contare le questioni di tipo etico destinate ad aprirsi dopo l'annuncio. E in Gran Bretagna i gruppi in difesa della vita, come il Comment on Reproductive Ethics, hanno già bollato l'esperimento come "pericoloso e rischioso: un passo in avanti verso la creazione di bambini su misura".
(5 febbraio 2008)
http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/scienza_e_tecnologia/embrione-tre-genitori/embrione-tre-genitori/embrione-tre-genitori.html
L'annuncio di un'èquipe dell'Università di Newcastle: Dna da un uomo e due donne
La speranza è di ottenere cure efficaci per gravi malattie ereditarie
Londra, creato in laboratorio
embrione da tre genitori
di ALESSIA MANFREDI
UN EMBRIONE umano, nato da tre genitori. L'annuncio della sua creazione in laboratorio è stato dato da un'équipe britannica dell'Università di Newcastle, che spera in questo modo di ottenere cure efficaci per una serie di gravi malattie ereditarie.
L'embrione è stato ottenuto con la fecondazione in vitro, usando Dna da un uomo e due donne. L'idea è che si possa così evitare che le donne con difetti nel Dna mitocondriale - che possono portare a forme di epilessia, cecità, sordità, disturbi muscolari e dello sviluppo - passino la malattia ai figli.
I mitocondri, infatti, sono piccoli organi che forniscono energia alle cellule. Se per anomalie genetiche non funzionano correttamente, non riescono a consumare completamente cibo e ossigeno, creando pericolosi accumuli tossici responsabili di oltre 40 malattie, che portano disabilità e anche alla morte. Malattie che si potrebbero evitare se gli embrioni a rischio ricevessero un trapianto mitocondriale.
La tecnica, hanno spiegato gli scienziati ad un convegno medico a Londra, prevede la fecondazione in vitro di una cellula uovo e la rimozione successiva del nucleo. Il nucleo viene poi inserito nella cellula uovo di una donatrice, il cui Dna è stato rimosso. Il feto che ne risulta eredita il Dna nucleare da entrambi i genitori e quello mitocondriale da una terza persona.
La tecnica finora è stata sperimentata solo in laboratorio, usando 10 embrioni con gravi anomalie scartati per i trattamenti tradizionali di fecondazione; quelli creati sono stati distrutti dopo sei giorni.
"Esperimenti simili sono stati fatti anche in Italia" commenta il genetista Bruno Dalla Piccola "per ringiovanire, ad esempio, le cellule uovo di donne anziane, ma quello delle malattie mitocondriali è un campo complesso. La prova del nove sarebbe vedere se al momento della nascita si può dimostrare che i mitocondri sono effettivamente del terzo partner", conclude.
Gli scienziati di Newcastle hanno chiarito che un bambino che dovesse nascere usando questa tecnica avrebbe elementi genetici di tre diverse persone, ma che il Dna nucleare, che regola l'aspetto fisico e altre caratteristiche chiave, non verrebbe dalla cellula uovo del terzo donatore. Per verificarlo, i ricercatori hanno provato la tecnica sui topi e ottenuto una conferma.
La loro è una motivazione terapeutica: "In linea di principio siamo convinti di poter sviluppare questa tecnica e offrire una cura in un futuro prossimo per poter dare alle famiglie la speranza di non trasmettere ai figli la malattia", spiega alla Bbc il dottor Patrick Chinnery, membro dell'équipe. "Dal punto di vista teorico può funzionare" conferma il professor Dalla Piccola, che però avverte: "dal punto di vista pratico mi lascia maggiormente perplesso. Ogni estremizzazione rischia di diventare accanimento riproduttivo".
Senza contare le questioni di tipo etico destinate ad aprirsi dopo l'annuncio. E in Gran Bretagna i gruppi in difesa della vita, come il Comment on Reproductive Ethics, hanno già bollato l'esperimento come "pericoloso e rischioso: un passo in avanti verso la creazione di bambini su misura".
(5 febbraio 2008)
http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/scienza_e_tecnologia/embrione-tre-genitori/embrione-tre-genitori/embrione-tre-genitori.html
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